Flussi migratori : dinamiche e mobilità della popolazione residente immigrata.
L’analisi effettuata sui dati censuari ISTAT relativi alle caratteristiche strutturali della popolazione ha rivelato come il forte incremento demografico del territorio di Pomezia negli ultimi trent’anni sia dovuto in massima parte al fenomeno immigratorio della popolazione residente, fortemente legato al processo di collocazione di insediamenti industriali nella regione laziale attorno a Roma.
La trasformazione del territorio di Pomezia da borgo rurale a vivace centro industriale ha determinato una seconda ondata di " colonizzazione " ( la prima infatti era quella dei nuclei familiari contadini venuti ad occupare e a lavorare le terre della nuova zona bonificata ). Si tratta di singoli individui e di nuclei familiari che hanno visto nella cittadina pontina a Sud di Roma l’occasione per un sicuro inserimento nella realtà lavorativa della zona e prospettive fiduciose di miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Il fenomeno della componente migratoria vissuto dal territorio del Comune di Pomezia può essere sintetizzato tenendo conto dei due parametri principali della provenienza geografica ( aree del Lazio e dell’Italia Meridionale, più depresse e più carenti di infrastrutture e di risorse economiche, area della Capitale, considerata destinazione quotidiana di flussi pendolari e dei Comuni urbani limitrofi ) e dell’estrazione sociale dei flussi migratori , l’una di tipo rurale impiegata come manodopera operaia nel settore industriale e dell’edilizia, l’altra di tipo piccolo-medio borghese costituita da impiegati, dirigenti, imprenditori, funzionari, anch’essi inseriti in attività industriali o nella Pubblica Amministrazione.
Analizzando lo sviluppo della struttura produttiva del comune pometino, si può facilmente comprendere come la fase iniziale del processo di immigrazione, avvenuta cioè a cavallo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 sia prettamente di carattere industriale. Si tratta di un rilevante flusso di forza-lavoro proveniente per lo più dalle regioni più arretrate economicamente del Mezzogiorno d’Italia che dal settore agricolo si dirige verso l’edilizia e i comparti più marginali dell’industria manifatturiera.
Accanto a un tipo di immigrazione agricolo-industriale o rurale-urbano acquistano importanza, sempre nello stesso periodo, movimenti migratori legati a processi di sostituzione di forze di lavoro che abbandonano le campagne dalle aree più interne del Meridione a gestione latifondista verso quelle centro-settentrionali della penisola 17. Questi movimenti hanno interessato, in senso inverso, anche flussi di popolazione di struttura economica agricola dalle aree più montane e collinari del Nord-Est italiano e delle province più interne del Lazio e dell’Appennino Centrale verso le località di nuova attrazione economica, appena dopo l’entrata in vigore dei nuovi finanziamenti statali della CASMEZ.
Il periodo più intenso di nuovi arrivi nel territorio pometino, nell’era della industrializzazione, è senza dubbio quello compreso tra il 1968 e il 1972, in corrispondenza cioè della fitta concentrazione di nuove imprese industriali che l’area pometina ha conosciuto nel triennio 1967-70, e del conseguente varo del vigente P.R.G., approvato solo nella prima metà degli anni ’70.
Nonostante dunque la massiccia provenienza di popolazione dell’Italia Meridionale, originaria di zone caratterizzate da un’economia agricola sotto-meccanizzata e da ampi fenomeni di urbanizzazione non industrializzata, sono comunque la città di Roma e il resto della sua provincia, così come le altre province dell’entroterra laziale ad incidere nella dinamica migratoria della popolazione residente nel territorio di Pomezia.
Una componente dell’immigrazione locale di raggio medio-corto per distanza geografica, destinata ad assumere nel decennio 1960-71 (vd. Tav. 6,3) un valore di rilievo, è rappresentato da flussi di popolazione proveniente dall’Italia Centrale- Umbria e Marche in particolare - che apportano notevoli contributi nel campo dell’artigianato e del commercio locale. Per quanto riguarda i flussi provenienti dalle regioni più sviluppate del triangolo industriale del NW italiano, si tratta di nuclei familiari trasferitisi a seguito del capofamiglia, dopo l’apertura sul territorio di filiali di aziende con sede amministrativa situata nell’area nord-occidentale del Paese ( in Lombardia, soprattutto ), dotando così i nuovi impianti di specializzazione tecnica e di maggiori figure funzionali nei processi produttivi.
Si riscontra inoltre una buona percentuale di popolazione immigrata ( 14% ) originaria della Campania ; per la maggior parte di questi, si tratta di reimpatriati che utilizzano il bagaglio di acquisizione professionale appreso all’estero per lo sviluppo della nuova realtà d’adozione. Nel corso degli anni ’70, si assiste al forte esodo di popolazione residente nella Capitale verso la cintura urbana limitrofa. Il fenomeno riguarda in maniera vistosa anche il Comune di Pomezia.
La cittadina pometina, infatti, si inserisce nella schiera dei comuni della provincia di Roma, dove a una forte contrazione delle nascite, dovuta a modelli culturali e comportamentali riconducibili alla situazione dei Paesi più sviluppati corrisponde una forte dinamicità dell’andamento demografico sostenuta da flussi migratori che coinvolgono gran parte del territorio provinciale 18.Alla supposta saturazione manifestata durante gli anni ’70 dalla città di Roma nei confronti di continui flussi demografici, soprattutto di popolazione proveniente dalle regioni meridionali della penisola italiana, si contrappone la tendenza da parte delle zone della cintura urbana di Roma ad assorbire correnti migratorie nazionali ed estere capaci di attivare un processo urbanistico vivace proprio di una grande area metropolitana.
Il decennio 1972-1981 è caratterizzato da un andamento piuttosto irregolare del fenomeno migratorio ; alla diminuzione infatti degli immigrati rispetto al decennio precedente corrisponde un aumento delle emigrazioni, effetto della negativa congiuntura economica che investe in questo periodo il comparto non solo delle grandi, ma anche delle medie e piccole imprese della zona. Le aree di provenienza della maggior parte dei nuclei familiari stabilitisi nel corso del decennio 1972-81 nel territorio di Pomezia restano comunque la Capitale, i comuni più interni della provincia di Roma e l’Italia Meridionale, la cui popolazione subisce un incremento del tasso migratorio rispetto al decennio precedente. Molti dei loro nuclei familiari sono residenti a Roma, prima di venire ad abitare a Pomezia. Costante resta la percentuale di coloro che giungono dalle altre province del Lazio, mentre diminuisce quella proveniente dalle regioni dell’Italia Centrale ; quella originaria dell’Italia Settentrionale, registra nello stesso periodo un saldo migratorio " di ritorno". (vd. Tav. 6,3 ). Tra i nuovi residenti, infatti, il maggior numero è costituito da operai, impiegati dipendenti sia nelle aziende del territorio che nei settori del commercio e della Pubblica Amministrazione sia del territorio comunale, che della Capitale e del territorio limitrofo, e da militari delle Forze Armate.
Una buona percentuale di nuova popolazione è rappresentata dai ritirati dal lavoro provenienti in modo particolare dalla Capitale, che decidono di godersi il meritato riposo in un ambiente più tranquillo, meno tormentato dal caos e dai rumori della metropoli vicina.
Già a partire dalla fine degli anni ’70 si assiste infatti a quell’interessante fenomeno di tendenza che vede alla massiccia concentrazione di popolazione romana insediata per la prima volta in territorio pometino una vistosa diminuzione del tasso di immissione migratoria di popolazione proveniente dalle aree più rurali e più svantaggiate economicamente del territorio nazionale - premessa delle nuove dinamiche che il fenomeno migratorio assumerà a partire dal decennio immediatamente successivo e del nuovo modello di vita che il territorio di Pomezia si accinge d’ora in poi a rispecchiare, cioè di netta dipendenza dalla Capitale per vicinanza geografica e per i costanti flussi pendolari sostenuti con questa.
Nel periodo 1982-1995 19 , Roma e i comuni circostanti del suo hinterland continuano a rappresentare i bacini di provenienza della nuova popolazione residente nel comune pometino, con percentuale di popolazione immigrata per anno tra le più alte fra i comuni dell’intera provincia di Roma, alimentando così crescenti flussi quotidiani di mobilità di popolazione tra Pomezia, la Capitale e il resto del circondario romano. Dalla rappresentazione grafica della tav. 6,3., si può constatare come a una sostanziale diminuzione di popolazione proveniente dalle regioni dell’Italia Centrale e delle altre province del Lazio che pur tuttavia continuano ancora a conoscere fenomeni migratori o di spostamento verso le aree economicamente più vivaci, faccia riscontro una situazione pressochè costante di flussi di popolazione nata nelle regioni dell’Italia Meridionale con ultima residenza in Roma, di minore proporzione rispetto al decennio precedente su valore generale ma più accentuato secondo le singole zone Calabria, Sicilia e Sardegna in particolare ) e un incremento notevole invece di popolazione dalle regioni centro-meridionali di medio-corto raggio rispetto alla località di destinazione, dalla Campania soprattutto. Oltre che dall’area partenopea, la maggior parte di nuova popolazione campana stabilitasi nel territorio di Pomezia negli ultimi quindici anni risulta essere originaria delle province più interne ( Avellino, Benevento, Caserta ) dove tradizionalmente è più sentito il peso della disoccupazione giovanile e dove è più facilmente reclutabile la popolazione dedita ai settori del terziario di servizio ( commercio e artigianato locale ) e nella Pubblica Amministrazione.
Molti dei nuovi residenti provenienti dalla Campania infatti sono per lo più di giovane età con qualifica di impiegati, insegnanti, liberi professionisti che trovano sul territorio pometino occasioni favorevoli per intraprendere attività in proprio o per aprire piccole società imprenditoriali ; dipendenti pubblici, e militari in servizio sia presso il locale aeroporto di Pratica di Mare, sia presso gli enti e gli uffici istituzionali civili e militari della Capitale, o impiegati presso i comandi di stazione delle Forze Armate o di Pubblica Sicurezza del territorio circostante. Bassa è invece la percentuale di popolazione originaria dell’Italia Settentrionale che decide di stabilirsi nel territorio pometino nel corso di questo periodo, comunque tutta concentrata a cavallo tra la fine degli anni ’80 e la prima metà dell’ultimo decennio,
buona parte della quale proveniente dalle aree più urbanizzate della parte nord-occidentale della Penisola.
Pur essendo difficile individuare il motivo preciso che spinge singole o gruppi di persone a fenomeni di spostamento da un’area del Paese verso il territorio di Pomezia, si tratta di immigrazione provocata da strutture economiche concrete, attive in cui ognuno è chiamato a inserirsi secondo le proprie competenze e la propria professionalità nei vari settori dell’economia produttiva locale. Riguardo infatti al tipo di attività professionale svolta dalla popolazione immigrata nel periodo preso in considerazione, si assiste a una uguaglianza numerica tra le categorie degli operai e degli impiegati. E’ interessante notare come nel periodo dell’affermazione dell’informatica nei principali settori dell’attività lavorativa e produttiva, la maggior parte della popolazione operaia immigrata nel territorio del Comune di Pomezia riesca a trovare impiego sempre più nel settore del terziario e dei servizi all’utenza, esercitando molto spesso mansioni semplici, dequalificate ; fa invece riscontro una diminuzione della manodopera operaia nell’industria.
Assai bassa è invece la presenza di imprenditori ( occupati nel commercio ) e di dirigenti ( operanti invece nel settore industriale ) con residenza fissa nel territorio di Pomezia, nonostante l'aumento degli ultimi anni.
Spostando invece l’attenzione all’universo migratorio della popolazione non attiva, gli studenti, le casalinghe e i pensionati risultano le categorie prevalenti, le une al seguito del nucleo familiare, gli altri perché riusciti a integrarsi nel tessuto sociale della cittadina.
Se tuttavia, da una parte, la presenza di attività economiche favorisce l’impiego di flussi di nuova popolazione immigrata, dall’altra parte, l’assenza di punti di richiamo, la mancanza stessa della " cultura dell’appartenenza alla città adottiva" fanno sì che i nuovi residenti non si sentano coinvolti né partecipi alle iniziative della vita cittadina. Si determinano così differenze sia di identità sociale e culturale tra vecchi e nuovi abitanti allogeni - i primi perché ormai ambientati, radicati da lungo tempo, gli altri perché attendono la fine della settimana lavorativa per ritornare, sia pure per qualche giorno, a godersi il calore e il piacere del proprio paese di origine - sia d’immagine tra Pomezia e gli altri Comuni del territorio limitrofo.
ASCOLI, U., Movimenti migratori in Italia, Bologna, Il Mulino, 1979, pag. 112
18. Provincia di Roma , " La qualità dei fenomeni evolutivi a Roma e provincia", in Dinamiche e modalità evolutive della popolazione residente nei Comuni della provincia di Roma ( 1951-1982 ), Amministrazione della Provincia di Roma, ( a cura di ), Roma, 1983, pag. 38
Per l’elaborazione dati della tav. 6.3., relativa alle provenienze della popolazione residente nel Comune di Pomezia, la fonte è tratta dalla tabella a pag. 182 del lavoro di ARMATO, S., NOCIFORA, E., Famiglia e lavoro in una città nuova. Il caso di Pomezia., Roma, Irsea, 1989. Per il periodo relativo agli anni 1988-1995, si ringrazia vivamente l’Ufficio Anagrafe del Comune di Pomezia per la gentile concessione dei dati richiesti