Gli insediamenti abitativi.
 
 
Il patrimonio residenziale del territorio comunale.
 
L’intenso ritmo di crescita abitativa dovuto alla fortuna della sua dinamicità economica e alla strategica posizione geografica, ha contribuito senza dubbio a collocare Pomezia ai primi posti, fra le maggiori e più importanti località urbane del Lazio, sia per patrimonio residenziale che per mercato dell’alloggio.
L’aumento più significativo di abitazioni si verifica già a partire dal decennio 1951/1961, cioè agli albori dell’industrializzazione e in una fase dove i tassi di incremento della popolazione erano ancora molto lontani da quelli del decennio successivo. E’ in questo momento che si assiste all’ampliamento dell’originario nucleo abitativo del centro-capoluogo, limitato alle costruzioni istituzionali e agli edifici residenziali disposti a schiera secondo i moduli di un’architettura, informata al criterio della ruralità, quale appunto quella popolare-fascista 1, attigui alla piazza centrale, ancora cuore animato degli incontri e della vita cittadina, in un tessuto urbano i cui ripetuti interventi di stratificazione hanno riempito lo spazio solo in ragione della necessità, in assenza cioè di un effettivo programma di arredo ragionato e strutturato.
Dunque, tutta la zona del centro urbano pometino perimetrato dagli assi viari primari della S.S. 148 Pontina e della S.P. 101 Via del Mare e coincidente grossomodo all'attuale superficie del quartiere cittadino " San Michele", attraversato nel quadrilatero interno dalla direttrice orizzontale Via Roma, con il suo diretto prolungamento nella Via Virgilio ( già esistente nella vecchia topografia urbana e concepita quale asse stradale finalizzato inizialmente a innestare il centro urbano nel contesto rurale meridionale del territorio ) e comprendente il fitto reticolo parallelo e trasverso di vie ad esse adiacenti e congiunte, si arricchisce di strutture di edilizia abitativa a elementi disparati in vivo contrasto, tipici di un centro in rapida e libera crescita, quale Pomezia conoscerà nel corso dei decenni ‘ 60 e ‘ 70, grazie al nutrimento con i finanziamenti CASMEZ.
Contemporaneamente allo sviluppo urbano del centro di Pomezia, si assiste al fenomeno della " litoralizzazione " della fascia costiera rientrante nel proprio territorio, che, seppure non registri ancora un vero e proprio ipertrofismo demografico permanente, riceve tuttavia una concentrazione di abitanti rilevante dovuto in primo luogo al forte abusivismo esistente 2 , così come attesta d’altronde l’alterazione dell’equilibrio naturale di uno dei più bei tratti di duna costiera del territorio laziale.
 
Il fenomeno è evidenziato infatti dall’elevato numero di case non occupate di proprietà, il cui valore nella rilevazione statistica ISTAT del 1971 è più che triplicato rispetto a quello del 1961 ( 4723 abitazioni nel 1971 3 contro le 1447 del decennio precedente 4 .
L’intenso inurbamento conosciuto dal territorio comunale di Pomezia avviato negli anni ‘ 60, e propagatosi nel corso dei decenni successivi in conseguenza dell’effetto-espulsione esercitato dalla Capitale, da una parte determina fenomeni di saturazione delle aree occupate già esistenti, dall’altra l’adozione di strumenti urbanistici ( P.R.G., Piani Particolareggiati Esecutivi, Piani di Zona ), la cui attivazione risponde all’esigenza di intessere un legame sempre più stretto tra città e utenza lavorativa in una realtà socio-economica, quale quella di Pomezia, che costituisce paradossalmente un’anomalia, nell’ambito della geografia dell’area metropolitana romana, in quanto la maggior parte di popolazione lavorativa che opera nelle strutture produttive dell’area pometina, vivendo altrove, resta sostanzialmente distaccata dal contesto cittadino.
L’impetuosa crescita edilizia legata alla forte richiesta di domanda abitativa, inoltre, ha fatto la fortuna di intraprendenti gruppi imprenditoriali presenti in loco, che da piccoli artigiani si trasformano nel giro di pochi anni in imprenditori edili veri e propri, con competenze legate alla gestione completa del ciclo edilizio e non soltanto alla fase più direttamente tecnica 5 .
La crisi edilizia nella grande città tra gli anni ’70 e ’80 legata all’alto costo delle abitazioni in vendita e a difficoltà di locazione così come la difficoltà di reperire aree libere a prezzi convenienti ha rappresentato per i centri limitrofi della prima cintura metropolitana un forte fattore di attrazione residenziale.
Nel caso del Comune di Pomezia, da una parte, il fenomeno di trasformazione di abitazioni adibite a seconde residenze in case di prima necessità, rilevabile soprattutto nei nuclei urbani immediatamente a monte della fascia costiera della località comunale di Tor Vaianica sta a indicare il tentativo di frenare l’incessante pressione sul mercato edilizio locale legato ai nuovi flussi migratori ; dall’altra l’esistenza di un massiccio mercato immobiliare è legato sia allo sviluppo della pendolarità " in uscita " ( cioè di nuovi residenti stabilitisi a Pomezia legati alla Capitale da quotidiani rapporti di lavoro ), sia all’espansione continua del nucleo urbano cittadino verso i contesti periferici del territorio comunale.
Nel 1981, il 51% dell’intero patrimonio abitativo comunale è costituito da case occupate di proprietà  6 , nel 1991 le abitazioni di proprietà costituiscono il 65% del totale delle abitazioni occupate, mentre quelle in affitto costituiscono appena il 27%7.
 
Nonostante la tendenza all’acquisto personale dell’immobile abitativo e alla forte
riconversione del patrimonio edilizio esistente, notevole resta l’incidenza sostenuta dalla seconda casa nel panorama insediativo comunale, tanto da collocare Pomezia
ai primi posti tra i comuni della provincia di Roma per possesso di " seconde residenze " utilizzate sempre più frequentemente durante tutte le occasioni di riposo o di vacanza nel corso dell’anno, in virtù anche della facile accessibilità dalla vicina metropoli romana, che consente a queste di essere raggiunte agevolmente, senza cioè eccessivo dispendio di tempo 8 .
Sia per l’area urbana di Pomezia, a forte presenza di concentrazioni residenziali e produttive, sia per quella a connotazione turistico-residenziale di TorVaianica, si può dire che l’attrazione esercitata su chi rifiuta la congestione permanente di Roma non preclude il rapporto funzionale con la grande città, con la quale la cittadina pontina continua a vivere un circuito di interagenza reciproca.
1. MARIANI, R., Fascismo e città-nuove, Milano, ed. Feltrinelli, 1976, pag. 124
2. DE VECCHIS, G., " Recente evoluzione delle strutture insediative del Lazio ", in Bollettino della Società Geografica Italiana, supplem. al vol. XI, Roma, 1982, pp. 197-208, cfr. pag. 206
3. ISTAT, XI Censimento Generale della Popolazione, Vol.II., fasc.59, tav. 16, pag. 73
4. ISTAT, X Censimento Generale della Popolazione, Vol.III., fasc. 58, tav. 10, pp. 66-67
5. ARMATO S., NOCIFORA E., Famiglia e lavoro in una città-nuova. Il caso di Pomezia., Roma, Irsea, 1989, pag. 150
6. ISTAT, XII Censimento Generale della Popolazione, Vol.II., tomo 1, fasc. 58, tav. 13, pag. 73
7. ISTAT, XIII Censimento Generale della Popolazione, fasc. prov. ROMA., tav. 6.2., pag. 274