Gli Anni Novanta : il " declino industriale ".
L’esclusione dei territori di Pomezia, Ardea, Anzio, Nettuno dalla possibilità di usufruire delle agevolazioni governative della legge n. 64/86 ( delibera CIPI 03/08/88 n. 318 ) 38 , la cessazione definitiva delle attività della Cassa per il Mezzogiorno, in seguito all’esaurimento dei finanziamenti ( 1991 ), la generale congiuntura economica negativa sembrano fungere da detonatore, nell’area industriale pometina, del processo di graduale ma inarrestabile deindustrializzazione e di selezione dell’apparato imprenditoriale produttivo 39.
La generale situazione di turbolenza che si è abbattuta nel corso degli anni Novanta sui settori trainanti dell’economia industriale pometina, si può sintetizzare nei seguenti risultati :forte selezionamento, fino al declino totale, del tessuto industriale del Comune pontino, con fenomeni di impoverimento e dequalificazione nei comparti più dipendenti dal mercato interno e dalla spesa pubblica ( elettronica militare, informatica, farmaceutica ), i quali, con il venir meno delle richieste dei ministeri pubblici, hanno messo allo scoperto la debolezza della loro struttura finanziaria 40;
 
internazionalizzazione dell’economia generale e delle strutture produttive, che determina fenomeni di fusione o di aggregazione tra più imprese ;
l’emergere delle contraddizioni di un tipo di politica di sviluppo locale che, se da una parte, ha determinato la massiccia realizzazione di strutture produttive limitate essenzialmente al mercato di servizio della Capitale, dall’altro, non ha fatto corrispondere un adeguato programma di iniziative infrastrutturali e di buona organizzazione del territorio ; in conseguenza di ciò, nella prima metà degli anni Novanta, si verifica il blocco della crescita di nuovi insediamenti e un trend di occupazione negativo 41;
 
forte indebolimento dello spessore localizzativo di alcuni settori industriali concentrati a Pomezia, per effetto della crisi strutturale di alcuni grandi aziende, sia delle scelte localizzative delle multinazionali tendenti a trasferire le proprie produzioni verso aree geografiche più vantaggiose per condizioni di investimento 42 ( in modo particolare verso i mercati stranieri più qualificati dell’Europa nord-occidentale, o quelli più appetibili dell’Est europeo )
A questa crisi di non facile soluzione, contribuiscono pure cause da ricercare nella sottovalutazione di alcuni fattori determinanti la produzione 43 , con risvolti negativi sull’andamento economico produttivo delle numerose piccole imprese locali, di carattere artigianale, incapaci di garantirsi livelli di conversione produttiva, di innovazione tecnologica e di ricerca.
Gli effetti, tutt’altro che incoraggianti, derivati dalla situazione di pesante recessione nei comparti più importanti della produzione locale si evidenziano quindi nel sensibile decremento di unità locali e di addetti operanti, dal momento dell’uscita definitiva di Pomezia dai benefici della CASMEZ fino alla seconda metà di questo decennio.
I dati censuari più recenti che si possiedono 44, riferiti alla consistenza numerica delle unità locali e degli addetti locali operanti nelle attività economiche del territorio del Comune di Pomezia, purtroppo non disaggregati per ramo e settore di produzione, rendono impossibile un confronto con quelli ISTAT ’91 relativi alla consistenza assoluta di unità locali e addetti elaborati secondo il sistema della disaggregazione per
rami settoriali 45, registrano pesanti diminuzioni di addetti e di unità produttive, tanto nel settore secondario quanto nel terziario e nei servizi.
Le unità industriali locali passano da 760 ( ISTAT ’91 ) a 644 ( CENSIS, ’94 ), diventando 547 nella prima metà del 1997 ( CERVED, ’97 ).
Il numero di addetti totali impiegato nelle attività industriali e terziarie del territorio pometino subisce invece un decremento di circa 11700 unità, passando, secondo l’ISTAT, dai 33426 addetti nel 1991 ai 21715 nel 1997 ( CERVED, ’97 ), con una diminuzione di 7527 unità rispetto al 1991 ( CERVED, ’97 ) nel settore dell’industria, e di 4184 unità rispetto al 1991 ( CERVED, ’97 ) nel settore terziario e dei servizi.
Le attività più colpite, nell’arco di questi anni, risultano essere la tessile e l’edile ; per la prima si assiste alla chiusura di molti stabilimenti o al loro trasferimento in aree a più basso costo di manodopera ( in Italia Meridionale o all’estero ) ; per la seconda si verifica una riconversione delle attività orientata principalmente alla realizzazione di abitazioni 46. Le aziende di software, nonostante la conferma della loro presenza notevole sul territorio comunale, con funzionalità legata prevalentemente ai comparti dell’elaborazione-dati e dell’impiantistica, nonché ai servizi di consulenza per le piccole e medie imprese ubicate nell’area stessa di riferimento, sembrano risentire anch’esse della crisi generale del mercato. Il forte peso assunto invece dai due settori trainanti dell’economia industriale pometina, cioè l’elettronico-informatico e il chimico-farmaceutico concorrono nel delineare quella del Comune come area a duplice specializzazione produttiva 47 .
Buona è la resistenza dei settori alimentare e della detergenza, che hanno visto crescere in questi ultimi anni i propri livelli di produttività.
La chiusura di molte aziende ha determinato poi, di riflesso, la conseguente cessazione di quelle attività di servizio che meglio si prestavano a fungere quale apparato di supporto alle attività stesse di produzione, mentre lo sconvolgimento nelle logiche di vendita legato alla contrazione dei consumi, ha spostato il baricentro dal piccolo commercio dei centri urbani verso forme organizzate di distribuzione situate in spazi meno congestionati.
 
L’attuale inserimento di Pomezia nel programma di rilancio economico del suo territorio stabilito dalla politica concertativa del Patto Territoriale ( legge "obiettivo 2", protocolli d’intesa Comune di Pomezia / Regione Lazio del 13/12/95 e del 19/12/95 ), la collocazione geografica di Pomezia, di rilevante importanza strategica per la vicinanza stessa di Roma, sembrano voler confermare il forte interesse verso le potenzialità dell’area, espresso sia dal mondo politico che dalle forze imprenditoriali che vogliono espandere in questa zona la propria attività, nell’intento di aprire sul territorio comunale prospettive future di diversificazione economica alternative all’industrializzazione
 
 
38. La legge 64/86, annullata dalla delibera CIPI 03/08/88 n. 318, mirava a trasformare il sistema industriale di Pomezia in un sistema di imprese più tecnologicamente evolute, in grado di stimolare l’offerta di servizi superiori, nella prospettiva di integrazione tra strutture produttive e territorio
39. CENSIS, op. cit., Roma, CENSIS , 1994, pag. 32
40. da "Il Pontino Industria ", mensile di economia dell’Agro Pontino e dei Castelli Romani, Pomezia, anno VII, n. 55, 1996, pag. 7
41. MAZZOLI, G., " Pomezia : una sfida per il futuro ", in " Italia più", supplemento de Il Sole 24 Ore del 01/09/97, n. 8, settembre 1997, pp. 117-118
42. Regione Lazio, Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma , " Le caratteristiche dell’industria pometina ", in Il Patto Territoriale per lo sviluppo dell’area di Pomezia, Roma, 1997, pag. 6
43. PARATORE , E., BANINI, T., PAOLUZI, M.L., ROMAGNOLI, L., " Pomezia : sviluppo industriale e finanziamento pubblico ", in " Una proposta di delimitazione dell’area metropolitana romana", in Semestrale di studi e ricerche geografiche, Roma, Istituto di Geografia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università " La Sapienza ", Vol. I ( 1-2 ), 1995, pp. 106-108
44. I dati in possesso, riferiti al primo semestre del 1997, e pubblicati nei primi mesi del 1998, sono il risultato di una ricerca statistica condotta, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, per conto del Comune di Pomezia, dall’Istituto di Studi Economici CERVED di Roma
45. Riguardo a ciò, si rimanda alla rappresentazione della tabella III,3 di questa tesi
46. CENSIS, op. cit., Roma, CENSIS, 1994, pag. 32
47. CENSIS, op.cit., Roma, CENSIS, 1994, pag. 32