Elementi di geologia del territorio.
L’ambito morfologico del territorio del Comune di Pomezia rientra nella sfera delle manifestazioni geologiche dei Vulcani Sabatino e Laziale ; quasi ovunque i materiali lavici e piroclastici dei terreni posti sulla destra del Tevere ricoprono depositi alluvionali pliocenici e post-pliocenici 8 .
La Campagna Romana, nella cui propaggine sud-occidentale della provincia di Roma è compreso il territorio pometino, è caratterizzata da una intensa e complessa rete di fossi, la cui notevole profondità, a pareti ripide e con fondo piuttosto spesso, è dovuta alla consistente azione legata ai sollevamenti del periodo eruttivo del Vulcano laziale, a cui tutta la zona di riferimento sembra essere stata soggetta 700-800 mila anni fa ( Siciliano ) 9.
Questo periodo del Pliocene conosce infatti una vivace attività vulcanica legata a profonde fratture della crosta terrestre, nonché a sensibili modificazioni climatiche durante l’interglaciale Gunz-Mindel.
La composizione geolitologica della sua crosta superficiale presenta una diffusa distribuzione di materiali di alterazione chimica, il noto " cappellaccio locale", del quale si distinguono il " cappellaccio duro" derivante e sovrastante i tufi litoidi, e i " cappellacci teneri " derivati da tufi granulari 10.
La capillare presenza poi di profondi impluvi dei fossi che, agendo da linee di richiamo delle acque circolanti nel sottosuolo, sono in parte responsabili della scarsezza di acqua negli strati superficiali, spiega pertanto l’estesa rete di cunicoli sotterranei ( presenti in tutto l’ambiente romano-pontino, sebbene non visibili come elemento di paesaggio locale ) larghi 1-2 mt., talora sovrapposti in più serie, più volte convergenti in pozzi che un tempo servivano sia per il drenaggio di acque stagnanti in aree impermeabili, o intese come strutture concepite dall’uomo per preservare le colture da condizioni naturali sfavorevoli 11, o ancora per estrarre le acque degli stagni interdunosi nelle zone aride poste al margine dell’Agro Pontino.
Compresa dal punto di vista geologico tra l’apparato vulcanico posto a destra del Tevere, i cui prodotti raggiungevano con i loro espandimenti lavici il mare, invadendo, fino alla fine del Pliocene, bacini salmastri e palustri e ricoprendo le spiagge di depositi liminici e coltri piroclastiche, e il grande golfo esistente a sud del Vulcano Laziale, ai piedi della catena montuosa dei Lepini, trasformato dapprima in laguna da cordoni litoranei, in seguito da depositi eolici ( dune ), progressivamente colmato, e attualmente rappresentato dalla vasta Pianura Pontina bonificata 12, la zona riguardante il territorio di Pomezia attesta dunque formazioni geo-litologiche plioceniche.
Il Pliocene, nell’ambito del territorio comunale, caratterizzato rispettivamente da formazioni argillose turchinee o cineree, ricche di fossili marini, di mare profondo ( Facies piacenziana ), e da sabbie gialle nello strato superiore, di tipo litoraneo, miste a depositi sedimentari ( Facies astiana), distingue il paesaggio dell’entroterra da quello della zona costiera suddetta.
Se il primo risulta presentare diffuse ondulazioni per lo più isolate e per giunta di modestissima altezza, tra le quali si estendevano un tempo aree depresse con stagni acquitrinosi ormai prosciugati, l’area più prossima alla costa risulta costituita sia da sedimenti di piattaforma che fluviali e marino-costieri 13 .
All’ambiente vulcanico quaternario, caratterizzato da formazioni piroclastiche del vulcanismo albano, intercalate da sedimenti pleistocenici 14, tipico della parte orientale del territorio pometino, si contrappone nella parte occidentale della superficie comunale, ( estesa cioè da Pratica di Mare fino al Tirreno ) una situazione geologica e paleografica più articolata, costituita da formazioni sedimentarie marine, posteriori al vulcanismo e legate alle continue regressioni marine del Pleistocene superiore, suddivise in più fasce ( dunosa, argilloso-arenacea, tufacea ).
I termini più antichi di formazione del margine tirrenico del Lazio centrale, sviluppato a partire dal Miocene superiore attraverso una fase di " rifting" con direttrici tettoniche principali orientate in senso Nord-Est, visibili nel tratto di mare compreso tra il delta tiberino fino a sud di Anzio, appartengono al Pliocene ; mentre la parte centrale della costa laziale, più ribassata rispetto tanto a quella settentrionale quanto a quella meridionale, attesta un’età geologica non più antica del Pleistocene .15
 
Nell’ambito del territorio comunale, talune delle formazioni dunose del Quaternario recente, separate da quelle di età più antica con disposizione parallela alla linea di costa, nelle parti più depresse, da depositi lacustri e torbosi prosciugati in epoca storica, sono state interessate da fenomeni di erosione eolica o torrentizia che le hanno modellate a cocuzzoli addolciti e allineati ove ora sorgono nuclei abitati, come è evidente, ad esempio, per l’allineamento Campo Selva-Borgo Santa Rita 16.
L’attiva evoluzione del tratto di spiaggia dell’ala meridionale del delta tiberino che descrive un arco esposto a SW, risultato del continuo equilibrio e della mutua influenza tra l’azione del moto ondoso che si avvicina alla terraferma e la risposta che i materiali sedimentari incoerenti dei fondali forniscono al mare, spiega rispettivamente il suo progressivo arretramento della linea di riva, nel tratto compreso tra l’apice deltizio e Castel Fusano ( con una diminuzione media annua di 0,84 mt., per un totale complessivo di 12700 mq nel periodo 1950-1984 ) e il graduale avanzamento della stessa, nel tratto compreso tra Castel Fusano e TorVaianica ( con un aumento medio annuo di 0,63 mt., corrispondente a un aumento di superficie totale di 8900 mq nel periodo 1951-1984 ). Il moto ondoso, nell’area tiberina, risulta provenire dal II, III, IV quadrante, spinto sulla costa da venti più frequenti durante l’anno da direzione W, S, SE, e più intensi da direzione W. La natura del sedimento a disposizione del litorale, generalmente fine, proviene per gran parte dal bacino del fiume Tevere ; esso viene smistato da onde e correnti marine verso Nord 17 .
Relativamente invece alla tipologia litologica dei terreni locali occupati da costruzioni industriali e residenziali, questi risultano essere prevalentemente costituiti dal disfacimento di dune attribuite al Quaternario, la cui sedimentazione dei materiali sabbiosi viene fatta risalire alle ultime fasi eruttive dell’apparato vulcanico dei Colli Albani, datate circa 20.000 anni fa. La natura di tali terreni costituiti da strati superficiali alluvionali con sabbie marine ed eoliche di tipo silicico ed argille miste a sedimenti vulcanici, piuttosto permeabili e assai siccitosi durante la stagione estiva, induce a considerare il loro utilizzo adatto molto di più per attività industriali piuttosto che agricole.
Nell’ambito del territorio comunale, si riscontrano inoltre manifestazioni vulcaniche secondarie, come la solfatara, ubicata nella parte nord-orientale, al confine con il Comune di Roma.
L’area pometina risulta infine essere classificata tra quelle a sismicità leggera o nulla.
8. ALMAGIA’, R., Il Lazio, Torino, U.T.E.T., 1966, pp. 46-47
9.   Provincia di Roma, Gruppo ardeatino di promozione culturale , " Breve storia geologica del territorio ardeatino", in Il territorio di Ardea/Pomezia, Roma-Ardea, pag. 10-11
10. ALMAGIA’, R., op. cit., Torino, U.T.E.T., 1966, pag. 99
11. ALMAGIA’, R., op. cit., Torino, U.T.E.T., 1966, pag. 100
12. ALMAGIA’, R., " La regione pontina nei suoi aspetti geografici ", in La bonifica delle Paludi Pontine, Roma, Istituto di Studi Romani, pp. 51-67
13. Società Geologica Italiana , Guide geologiche regionali ; Lazio, Roma, BE-MA, 1993, pag. 108
14. Società Geologica Italiana , op. cit., Roma, BE-MA, 1993, pag. 108
15. Società Geologica Italiana , op. cit., Roma, BE-MA, 1993, pag. 108-109
16. PARATORE, E., " Considerazioni geografiche su Pratica di Mare", in "Lavinium", Roma, ed. De Luca, 1972, pp. 1-3
17. Società Geologica Italiana , op. cit., Roma, BE-MA, 1993, pp. 111-112