IL CONCORSO PER IL PIANO REGOLATORE
La commissione per il concorso di Pomezia era ricalcata su quella che aveva ope­rato ad Aprilia (e che designò gli stessi vincitori), ed era formata da:
S.E. il Presidente dell'Opera Nazionale per i Combattenti, On. di Crollalanza; dal Segretario Generale dell’Opera, Vicepresidente; dal Presidente della Prima sezione del Consiglio Superiore LL.PP., Ing. De Simone; da 5. E. l’arch. Piacentini per l’Istituto Nazionale d’Urbanistica (ad Aprilia c'era stato Giovannoni), dall’arch. Aschieri per il Sindacato architetti (ad Aprilia era presente Fasolo); dall’Ing. Tadolini per il Sindacato Ingegneri; nonché da vari funzionari dell’Opera Nazionale per i Combattenti.
Poiché al primo grado nessuno dei dieci progetti presentati rispose alle finalità espresse dal bando di concorso, essendosi tuttavia riscontrati particolari meriti nei tre progetti presentati dai gruppi:
 
·        architettiConcezio Petrucci, Mario Tufaroli
     ingegneri Emanuele Filiberto Paolini e Riccardo Silenzi;
 
·        architettiGiorgio Calza Bini e Roberto Nicolini;
 
·        architettoGiulio Roisecco
     ingegneriVincenzo Civico, Ettore Granelli, Dagoberto Ortensi;
 
la Commissione chiamò ad una gara di secondo grado assegnando, a titolo di rimborso spese, una inden­nità di L. 8000 a ciascuno dei tre progetti predetti.
Il gruppo di architetti vincitori ad Aprilia e Pomezia fu lo stesso:Petrucci, Tufaroli, Paolini e Silenzi, architetti ed ingegneri graditi soprattutto all’O.N.C., che aveva già commissionato a Concezio Petrucci la sua sede a Foggia, in quella Puglia in cui era in atto un’altra importante bonifica. Al progetto di I grado erano state mosse, dalla Commissione giudicatrice, alcune osservazioni ragion per cui i progettisti portarono nel loro secondo progetto alcune modifiche che migliorano sensibilmente il loro primo studio.
Lo spostamento del nucleo centrale verso ovest così che la Chiesa si presenta di fronte a chi viene da Roma o da Littoria e ancora il prolungamento della strada fondamentale oltre la piazza, in modo da consentire un più facile ac­cesso da Littoria e dalla strada di appoderamento erano fra le modifiche di maggior rilievo
Le caratteristiche costruttive seguono, come spirito e come scelta di materiali, i criteri collaudati nel pre­cedente esperimento di Aprilia. Eliminate giustamente le gabbie in cemento armato e le grandi aperture con piattabanda armata, le strutture verticali sono tutte in muratura mista di pietra di tufo con cordoli di matto­ni, le fondazioni continue a sacco, i solai del tipo misto in cemento armato e laterizi, le coperture a tetto con tegole e canali alla romana.
Le strutture a volte sono state previste soltanto per la copertura dei portici: la loro adozione per i solai sul pianterreno avrebbe richiesto un notevole aumento nello spessore delle murature ed una maggiore altezza di piano con conseguente maggior spesa complessiva.
I materiali di parametro sono il tufo, l’intonaco lavorato, la pietra “sperone”, il mattone e il travertino.
Alla fase finale del concorso per Pomezia il concorrente più agguerrito contro la formazione vincitrice fu senz’altro il gruppo formato da Giorgio Calza Bini con Roberto Nicolini. Calza Bini, figura eminente del Sindacato Architetti, nel progetto fornito per il concorso riguardante Pomezia, Calza Bini aveva ricordato le soluzioni del 1934 con il Piano Regolatore ed il centro monu­mentale di Guidonia, proponendo per il nascente centro una piazza dominata da un’alta torre, affiancata al Palazzo Comunale caratte­rizzato da un porticato con lesene d’ordine gigante. Anche la facciata della Chiesa pro­posta per Pomezia ricordava quella realizzata a Guidonia, soprattutto nel prospetto illuminato da un grande rosone centrale, con decorazioni plastiche sviluppate in senso orizzontale, il tutto preceduto da un essenziale porticato ispirato a scabre forme geo­metriche.
Il progetto non si affermò, a dimostrazione che alla fine degli anni Trenta anche il sindacato aveva perduto la sua funzione originaria, nonostante la velata protesta di Marcello Piacentini, membro della giuria del concorso, che espresse il suo dissenso per verdetto finale con una relazione di minoranza. Scriveva Piacentini: Il progetto di Petrucci e compagni, pur rivelando omogeneità e qualche felice soluzione nella parte architettonica (come per esempio, nella facciata della Chiesa), non si presenta altret­tanto soddisfacente dal lato urbanistico. Non sembra felice il tracciato rettifilo della via principale. La piazza unica può essere ammessa ma in questo caso deve essere dotata di sacche o slarghi in corrispondenza degli edifici pubblici. Soprattutto erra­ta sembra la creazione di una piazza che oltre ad accogliere nello stesso spazio gli abi­tanti sia per le cerimonie religiose, che per le civili e politiche e per il trattenimento, abbia anche la funzione di transito e smistamento del traffico. Le vie maggiori non hanno nessun fondale architettonico".
Il progetto Civico, Granelli, Ortensi e Roisecco è un buon progetto urbanistico, condotto con indubbia ca­pacità, ma, secondo la Commissione, poco aderente al terreno, trascura le risorse dell’ambiente e si presenta come uno studio un poco astratto e svogliato. Corretto negli schemi viari e nelle lottizzazioni, presenta una piazza centrale a schema di L in cui l’artificio è appena mascherato, anche se nella seconda edizione si nota qualche miglioramento. L’architettura non ha carattere unitario.
Da lodare il quadrato delle arterie alberate create intorno agli edifici del primo gruppo che dà una certa elasticità al piano d’ingrandimento e ne facilita la saldatura avvenire.
L’orientamento e lo schema del piano urbanistico è simile a quello del progetto premiato, ma il suo sviluppo ha perduto la felice forma allungata. del primo concorso e si dilata in senso est ovest.