La Genesi Editrice di Torino pubblica la nuova silloge di Poesia di
DOMENICO DEFELICE
ALBERI?
________
Sono emozionato e felice. L’ emozione è suscitata dalla bellezza straordinaria del libro di poesia che mi hai proposto, Alberi?, mentre la felicità deriva dal fatto che l’autore sei proprio tu, caro amico di un lungo percorso poetico che io ho avuto il piacere e la fortuna di testimoniare in più di un’ occasione. Ma ritorno al tuo libro, per dire poche cose, perché correrei il pericolo di essere enfatico. Il bosco poetico, anche se non è un’idea nuova, non è mai stata realizzata con tanta ricchezza e pienezza di attribuzioni, rimandi, citazioni. Ogni foglia è vivificata e metamorfizzata in fogli di poesia, come il tuo prefatore ha splendidamente messo in luce. La poesia è da te presentata come una celeste occasione di luce, una gioia piena, un evento al di sopra della quotidianità e della realtà: il valore primigenio e fondante delle cose. Ma ogni pagina è anche un canto della natura, in particolare della flora, che è alla base della piramide della natura, l’ ubertoso tappeto verde e soffice su cui si appoggia ogni forma di vita. Le voci dei poeti che capolinano lungo i tuoi versi, poi, sono la tua invenzione più bella e più dolce, perché sono voci che provengono dall’autentica esperienza di poesia che tu hai condotto nella vita: sono voci ancora calde di fiato e di umore, anche quando appartengono a persone morte, perché sei tu che le fai vivere nei tuoi bellissimi versi. Mi aspettavo, infatti, che anche tu cedessi alla tentazione di citare i classici, Dante, Shakespeare, Tasso, Foscolo, Leopardi, magari Virgilio e Omero, ed ecco invece le care voci dei poeti che sono stati i nostri più dolci amici come Novella o Maria Grazia, chiamati per nome anche dopo la morte, perché la loro vita è entrata a fare parte della nostra, il loro inchiostro è divenuto il nostro sangue. Bellissima idea, dolcissima avventura di autentico amore per la vita e la poesia! E’ un libro che vale quanto Resurrectio. Forse, vale di più, è difficile da dire.
Sandro Gros-Pietro
INTRODUZIONE
La fine di un percorso universitario coincide naturalmente con la realizzazione di un progetto cullato nell'animo per un periodo più o meno lungo ma, come ogni cosa che giunge ad un suo naturale epilogo, ci trova spiazzati, senza quella guida che ogni programma d'esame in qualche modo rappresentava.
Ora sono sola davanti all'ultimo scoglio costituito dalla stesura della tesi ed il mio stato d'animo in questo momento si avvicina molto a quello in cui probabilmente si trovava Fellini, il grande regista riminese che, nell'imminenza della realizzazione del suo "Otto e mezzo", fu preso da una temporanea "astenia lavorativa". Questa sua battuta d'arresto mi ha fatto riflettere sulla complessità dell'animo umano, sulle emozioni che lo guidano e sulla percezione che ogni singolo individuo ha del mondo intorno a sé. Tutti aspetti, questi, che hanno sempre nutrito la mia curiosità e quindi in maniera del tutto naturale il mio interesse è rapidamente "scivolato" verso Domenico Defelice, un autore contemporaneo nato ad Anoia (RC) il 3 ottobre 1936 ed attualmente residente a Pomezia, cosa che mi ha consentito di poterlo incontrare personalmente ed apprezzarne anche le doti umane, oltre che artistiche.
Proprio durante uno di questi incontri ho avuto la possibilità di formulargli una domanda che più volte si è affacciata nella mia mente dopo aver letto moltissimi lavori del nostro autore che hanno ulteriormente evidenziato ai miei occhi il suo notevole spessore artistico. La domanda è inevitabile e naturale, una volta che ci si sia addentrati nell'appagante mondo poetico-letterario di Domenico Defelice: Perchè l'opera defeliciana non ha ancora ottenuto quel successo che va oltre quel pubblico di nicchia che invece con entusiasmo ne supporta i valori fondanti? Defelice mi suggerisce, a questo punto, di andare a curiosare nella prefazione ed all'interno della sua opera "Dialoghi all'esca", molto cara tra l'altro ad Indro Montanelli. ......................................................
.................... Defelice, uomo di estrema semplicità e moralmente integro, ritiene che il successo oggi non è dovuto all'eccezionalità dell'opera, ma molto spesso è supportato da motivi di appartenenza a delle lobbies. Il nostro poeta è nato passero, cioè libero, e come tale vuole vivere e morire, senza condizionamenti e, soprattutto, senza legarsi ad alcun carro trainante. Defelice lavora in maniera autonoma, fa tutto da sé, non è circondato da tanti "servili menestrelli" come egli stesso ama definirli, che potrebbero contribuire ad un successo che sarebbe soltanto effimero e momentaneo. L'autore ascolta profondamente se stesso perché la sua arte è spontanea, non potrebbe mai sottostare ad imposizioni e condizionamenti altrui né ai paletti imposti dalla Società a chi spesso ne denuncia tanti aspetti negativi. La libertà a volte ha un prezzo molto alto ... sta alla nostra capacità di lettura capirne l'autentico valore e far sì che non si disperda!
Domenico Defelice è nato ad Anoia nel 1936, ma risiede a Pomezia, nei pressi di Roma.
Collaboratore di numerose testate, tra cui Nuova Antologia, Pietraserena, La Voce di Calabria, La voce Pugliese, Il Corriere di Reggio, e per quindici anni del quotidiano Avvenire, attualmente dirige il mensile Pomezia-Notizie, riconosciuto dalla IWA (International Writers Association, USA), nella votazione del 31 dicembre 1999, come "The Best News Magazine of the Year". Tra le tante sue opere si ricordano: Con le mani in croce, 1962; La mania del coltello, dramma in prosa, 1963; Un paese e una ragazza, 1964; 12 mesi con la ragazza, 1964; Un silenzio che grida, saggio critico, 1968; Geppo Tedeschi, saggio critico, 1969; La morte e il Sud, 1971; Andare a quadri, critica d'arte, 1975; Canti d'amore dell'uomo feroce, 1977; Franco Saccà poeta ecologico, saggio critico, 1980; Pittura di Eleuterio Gazzetti, critica d'arte, 1980; Sicilianità nella poesia di Ada Capuana, saggio critico, 1983; Eleuterio Gazzetti, critica letteraria e d'arte, 1984; Arturo dei colori, racconti, 1987; Saverio Scutellà, critica d'arte, Gran Premio Città di Roma, 1988; Dialoghi all'esca, prosa, 1989; To erase, please?, poemetto, 1990; L'orto del poeta, prosa, 1991; Nenie ballate e canti, 1994; Meditazioni sulla morte della Prima Repubblica, prosa, 1994; Le poetesse e l'amanuense, critica letteraria, 1996; Dialettica e miti in Partita Doppia di Giulietta Livragi Verdesca Zain, saggio critico, 1997; Temi umani e sociali in Carmine Manzi, saggio critico, 1998; Alpomo, poema satirico, 2000; Francesco Fiumara, saggio critico, 2000; Un artista del mosaico "Michele Frenna ", 2001.
È stato tradotto in francese, inglese, spagnolo, rumeno e coreano e inserito in prestigiose antologie, tra le quali Azimut, Urania, World Poetry, L'Altro Novecento, Calabria Italia Prima.