| Già Dionigi la raccontava così di MOIRA DI MARIO Una scoperta epocale che conferma lo sbarco di Enea sulle coste di Torvaianica: i resti del santuario del Sol Indiges e quelli di due altari dove l'eroe troiano fece il suo primo sacrificio in segno di riconoscimento agli dei per essere approdato su una terra ricca d'acqua e di cibo. Il ritrovamento è stato illustrato al museo di Pratica di Mare dall'autore della scoperta, Alessandro Jaia, ricercatore di aerotopografia archeologica della facoltà di Scienze Umanistiche all'Università La Sapienza e supplente di topografia antica alla facoltà di Lettere e Filosofia di Roma 3.  «Già negli anni 60 - racconta il professor Jaia - si era capito che alla foce del fosso di Pratica di Mare (l'antico fiume Numico ) c'erano sicuramente i resti di un tempio che probabilmente era quello del Sol Indiges».  La campagna di scavi, a cui hanno collaborato anche gli studenti di Archeologia, è però partita solo la primavera scorsa fino a portare alla scoperta dei resti del santuario dedicato al Sole progenitore, ai due altari risalenti alla fine dell'età del bronzo. Uno è rivolto ad oriente e l'altro ad occidente e la leggenda vuole siano stati costruiti da Enea.  Ritrovati inoltre i resti di due ville romane, una delle quali con annesso impianto termale. «La campagna è partita sotto la direzione scientifica della dottoressa Maria Fenelli - aggiunge Jaia - . La scoperta è tanto importante perché in un certo senso conferma lo sbarco di Enea su queste coste e localizza il primo sacrificio fatto dall'eroe troiano dopo l'approdo. Il tempio era un luogo di culto ed era situato proprio al porto dell'antica Lavinium in modo che i naviganti che passavano se lo trovavano di fronte». «Inoltre la scoperta - prosegue l'archeologo - ribadisce quanto raccontato e descritto da Dionigi di Alicarnasso, lo storico greco che parla della zona come visitatore e non per sentito dire, descrivendo attentamente la vita e i culti del periodo. Abbiamo infatti verificato come corrisponda alla realtà la distanza, illustrata da Dionigi, dei 24 stadi che separavano e separano la foce del Numico (il fosso di Pratica ) con l'antica Lavinium, la città fondata da Enea dopo l'inseguimento della scrofa bianca. Effettivamente i 24 stadi di Dionigi altro non sono che i quattro chilometri e quattrocento metri di distanza tra il fosso, o l'antico porto di Lavinium, e l'attuale area archeologica, area dove sono conservate le quattordici are, dove è stata riportata alla luce la statua di Minerva Tritonia e dove si trova l'Heroon di Enea», ossia il monumento funebre dell'eroe troiano che corrisponde anch'esso alla descrizione dello storico greco. «Un tumulo - racconta Dionigi - non grande e intorno alberi allineati». «L'intera area archeologica appena scoperta - aggiunge il professor Jaia - è databile tra la fine del IV e il III secolo avanti Cristo. I resti delle ville risalgono invece tra il II e il IV secolo». |