LA NECROPOLI PROTOSTORICA
Gli scavi hanno portato alla luce oltre 70 tombe dell'età del ferro, dal X al VII sec. a.C.
Le tombe più antiche (I fase laziale, X sec.) sono ad incinerazione in pozzetto. L'urna cineraria, talora a forma di capanna, con il corredo era deposta entro un pozzetto scavato nel terreno, con o senza copertura di scheggioni di cappellaccio, in alcuni casi foderato con piccole schegge di cappellaccio e tufo, oppure entro una custodia bivalve di tufo poi deposta nel pozzetto (Fig. 5 a, b).
Fig. 5
Nelle fasi successive all'incinerazione si sostituisce la pratica della inumazione ed ai pozzetti le tombe a fossa scavate nel terreno e coperte con terra e schegge di tufo (Fig. 6 c, d, ).
Fig. 6
Alla IV fase (orientalizzante, VII sec.) appartengono sepolture molto ricche tra cui il tumulo sotto l'heroon di Enea, che possono essere definite "principesche" e testimoniano l'esistenza di un ceto aristocratico ( Fig. 6e).

Fig. 6e
AREA URBANA: settore NE
(scavi 1982-1985)
Nell'età del ferro, più propriamente nella III e IV fase laziale, vale a dire nell'VIII e VII sec. a. C., l'area era occupata da " capanne " di forma diversa (ovale, rettangolare). Lo scavo ha portato alla luce le impronte della costruzione di queste sul banco di tufo, cioè i fori per l'alloggiamento dei pali che sostenevano il tetto e le pareti e le canalette scavate per lo stesso uso (impianto dei paletti che costituivano l'ossatura delle pareti). Il graticciato delle pareti era rivestito da fango misto a paglia e probabilmente sterco. Se la capanna bruciava incidentalmente o perché volutamente distrutta, l'argilla dell'intonaco cuoceva trasformandosi in terracotta e conservando l'impronta dei pali e del graticcio al quale era attaccata.
Moltissimi i frammenti di intonaco rinvenuti nello scavo. Immediatamente fuori della porta delle capanne si trovavano tombe di bambini e fanciulli (gli adulti erano invece seppelliti nella necropoli esterna all'abitato).

Alla fine del VII sec. a.C. le capanne sono sostituite dalle case con il tetto di tegole.
Nella stessa area sono stati scoperti ed integralmente scavati due depositi votivi riferibili ad uno stesso culto. Il deposito più antico (fine VII-prima metà del VI sec. a.C.) è costituito da migliaia (oltre 17.000) vasi in miniatura d'impasto che riproducono il vaso da liquidi (olla con due anse a maniglia), vasi di bucchero e ceramica d'imitazione corinzia.
Il deposito votivo più recente di età medio repubblicana (IV sec. prima metà del III) contenuto in una grande fossa rettangolare, costituito da vasi in miniatura dello stesso tipo del deposito più antico, testimonia il conservatorismo tipico della sfera religiosa che si applica, in questo caso, non solo alla forma ma anche al materiale (impasto). In probabile stretta connessione con il culto, che rimane purtroppo anonimo (mancano dati che consentano il collegamento con uno dei tanti culti ricordati dalle fonti) oltre al tipo vascolare anche il contenuto, che doveva essere nettamente definito dal rituale.
Le mura costruite intorno alla metà del VI sec. hanno rettificato i margini del rilievo conferendo allo stesso quella forma squadrata su tre lati che ancora è ben rilevabile nella cartografia.
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