LAVINIUM - PRATICA DI MARE
di Maria FENELLI

 

I dati dell'archeologia

 

Strumenti litici del Paleolitico superiore (Aurignaziano) costituiscono le più antiche tracce della presenza dell'uomo. All'età del bronzo medio (XVI-XV sec. a.C.) risale il primo insediamento stabile, documentato allo stato attuale della ricerca solo da frammenti di ceramica rinvenuta in superficie sull'acropoli. La presenza di materiale del bronzo recente (XIV-XIII sec. a.C.) e finale (XII-XI sec. a.C.) attestano, come per la vicina Ardea, Roma, Gabii, Satrico ed altri centri del Lazio (diversamente dall'Etruria) continuità di vita fino alle fasi del ferro, per le quali disponiamo di testimonianze più consistenti. I dati, ancora largamente parziali offerti dalla ricognizione topografica e dagli scavi, fanno intravedere un popolamento sempre più intenso del pianoro: l'unità geografica del rilievo e la sua morfologia portano ad escludere l'ipotesi di insediamenti distinti, sorta di villaggi, ed a prospettare piuttosto un'occupazione diffusa, con nuclei accentrati e spazi liberi intercorrenti.

La necropoli si estende nella fascia pianeggiante ad occidente all'esterno del pianoro. E' probabile che in queste fasi siano stati realizzati apprestamenti di difesa, in particolare sull'acropoli e quasi certamente, se pure non è più antico, il fossato artificiale che separa la piccola dalla grande acropoli.

Nel corso del VII sec. l'occupazione dell'intero pianoro appare ormai completata. Già in atto, contemporaneamente alle prime fasi di frequentazione ed occupazione del sito, i sistemi di comunicazione principali: mare-Colli Albani, e la viabilità parallela alla costa lungo le falde delle alture.

Le maggiori fonti archeologiche di informazione per queste fasi della vita di Lavinio sono costituite dalle tombe della necropoli e dallo scavo recente del settore NE della città.

Le fasi del ferro costituiscono il lungo periodo di gestazione che porta alla nascita della città, quella nascita che gli antichi attribuivano ad un preciso atto di volontà dell'eroe fondatore, Enea nel caso di Lavinio, Romolo e Remo nel caso di Roma etc.

La formazione della città nel Lazio ed in Etruria è uno dei temi attualmente al centro dell'interesse degli studiosi che sono di pareri assai discordi. Il processo è lungo e complesso e a seconda dei parametri scelti, la nascita della città di Lavinio, ad es., può essere spostata dal IX al VII sec. a.C.

Il problema è:

che cosa si intende per città, in che cosa si differenzia dal villaggio? E ancora che valore aveva il termine città per un latino del IX, VIII o VII, o VI sec. a. C.?

Siamo ancora ben lontani dal dare una risposta univoca. Se volessimo, com'è stato fatto da alcuni studiosi per Roma, trovare stretta concordanza tra la leggenda ed i dati archeologici, dovremmo dire che Lavinio è nata nel bronzo recente (XII sec.), età corrispondente al momento tradizionale dell'arrivo dell'eroe troiano nel Lazio, ma quello che qui interessa è notare come il processo sia ormai compiuto alla fine del VII sec. a.C. Dall'età del bronzo per tutte le fasi del ferro la società ha subito profonde trasformazioni, sia sociali che economiche, migliorate le tecniche agricole (coltivazione dell'olivo e della vite VII sec. etc.) progredita la tecnologia della lavorazione dei metalli e della ceramica (per quest'ultima si assiste all'introduzione ed alla diffusione progressiva del tornio, l'impiego di fornaci più sofisticate per la cottura), la produzione in genere diviene appannaggio di artigiani specializzati, la specializzazione del lavoro, insieme ad altri (presenza di importazioni, beni di lusso etc.) è uno degli indicatori più importanti delle trasformazioni sociali. Alla fine del VII sec. compaiono anche le prime attestazioni archeologiche di culto: prima fase del deposito votivo nell'area urbana e del santuario (extraurbano) di Minerva.

Nel VI sec. la città appare in pieno sviluppo, aperta ai contatti ed al commercio con il mondo greco (materiale d'importazione rinvenuto negli scavi, culti). Lungo la via commerciale che univa la costa all'interno (Colli Albani), controllata da Lavinio, sorgono santuari (Sol Indiges, Tredici Are, Minerva, Albunea) che svolgono un ruolo assai importante sotto il profilo economico e socio culturale.

Significativa la costruzione della cinta di mura in opera quadrata, realizzata intorno alla metà del VI sec. a.C. (nello stesso torno di tempo, secondo la tradizione, Servio Tullio dota Roma della prima cinta di mura), il pianoro racchiuso dalla fortificazione appare ormai intensamente abitato: ovunque sul terreno affiorano frammenti di ceramica, tegole etc. riferibili a questo periodo, corrispondenti nelle aree scavate a strutture ed abitazioni con zoccolo in tufo, alzato a telaio, tetto di tegole.

Nel V sec. la città non sembrerebbe conoscere, stando ai dati archeologici, momenti di crisi, sono infatti documentate fasi di abitazioni, l'ampliamento del santuario delle Tredici Are, la ricca produzione statuaria del santuario di Minerva etc. Lo sviluppo continua, senza cesure apparenti, per tutto il IV sec. (ulteriore ampliamento del santuario delle XIII Are, monumentalizzazione dello heroon di Enea, fasi di abitazioni, produzione di terrecotte e ceramiche), è nel secondo IV del III secolo che sembra avere inizio la recessione, che si accentua nella seconda metà del secolo e diviene archeologicamente ben tangibile nel II e nel I sec. a.C., lo confermano l'assenza di grandi strutture in opera incerta, la contrazione delle aree occupate, la disattivazione di alcuni impianti produttivi, l'abbandono dei santuari extraurbani.

È un processo lento che ha le sue radici nello scioglimento della Lega Latina (338 a.C.) nella perdita di peso politico in sincronia con il mutamento delle rotte commerciali marittime (sviluppo dei porti di Pozzuoli ed Ostia) e terrestre (via Appia) dalle quali la città è tagliata fuori anche per l'inevitabile decadere dell'approdo non più funzionale al tonnellaggio delle navi. Il fenomeno è rilevabile del resto anche in altri centri della fascia costiera del Lazio; è ovvio, inoltre, che Lavinio non sia sfuggita alla crisi economica postannibalica.

In concomitanza con il progressivo collasso del centro urbano è il sorgere di ville rustiche su assi viari paralleli al mare, condizionati evidentemente dalle comunicazioni con Roma, mentre la costa è occupata da ville residenziali di personaggi della vita politica romana. Nella tarda repubblica il territorio lavinate sembra ormai far parte a tutti gli effetti del suburbio di Roma e gravitare economicamente su quel mercato, mentre la vicina Ardea, ma alcuni chilometri più a Sud, sembra mantenere inalterato il suo ruolo urbano.

Purtroppo a Lavinio non è stato possibile mantenere scoperte tutte le aree scavate: le strutture sono infatti assai fragili e sarebbero deperite rapidamente; è stato pertanto necessario ricoprire con pozzolana quasi tutto. Rimangono in vista attualmente, e sono visitabili, il complesso delle XIII Are, I'heroon di Enea e la porta SE, in precarie condizioni per la mancata installazione della tettoia appositamente realizzata e lo smantellamento della vecchia protezione. Il materiale proveniente dagli scavi, conservato in magazzini e presentato in piccola parte al pubblico in occasione di mostre, è di tale entità e qualità da giustificare la realizzazione di un museo in loco che purtroppo, per la nota assenza di una seria politica culturale a livello locale e nazionale, è ancora un miraggio.

Oltre alle schede dei monumenti visitabili (mura, santuario delle XIII Are, heroon di Enea) si allegano, per una più completa informazione sintetiche notizie relative alla necropoli protostorica, area urbana (settore NE, settore NO) santuario di Minerva .

L'area archeologica di Lavinium