LAVINIUM - PRATICA DI MARE
di Maria FENELLI

 

L'HEROON di Enea

Il problema è tuttora aperto, alcune delle identificazioni proposte, ad es. santuario dei Penati, vanno escluse per ragioni di carattere topografico e cronologico (santuario dei Penati all'interno della città, sicuramente in vita in piena età imperiale), altre appaiono poco convincenti. L'ipotesi che gode maggiore credito è che si tratti del santuario di Venere (Aphrodision ricordato da Strabone), e quindi di un santuario federale della lega Latina.

I limiti del santuario ed il suo assetto complessivo non sono ancora noti, appare tuttavia assai probabile che ne facesse parte l'eccezionale monumento messo in luce nel 1968-70 ad un centinaio di metri di distanza e noto come heroon di Enea ( Figg 14).

Figg.14

La storia del monumento è complessa e si può così riassumere: nel secondo quarto del VII sec. (orientalizzante antico fase IV del ferro laziale) viene innalzata una tomba a tumulo.

La fossa, eccezionalmente rivestita di lastre di cappellaccio e chiusa con lastroni dello stesso materiale (il ricco corredo: vasi, carro, alari è deposto allo esterno, al lato della cassa) era coperta da un tumulo di terra, i limiti di quest'ultimo, totalmente livellato, sono segnati da due cerchi concentrici di scheggioni di cappellaccio che consentono di ricostruire il diametro (ca. m. 18).

 

Il tipo di tomba non è frequente nel Lazio ed in genere è riservato a personaggi di rilievo della classe aristocratica, come conferma il ricco corredo.

La presenza nella tomba di una oinochoe di bucchero pesante e di un'anfora databili al VI sec. e che pertanto non possono far parte del corredo originario indicano un intervento cultuale in questo periodo (contemporanea la costruzione dei primi tre altari del santuario limitrofo e dell'edificio annesso).

Nella seconda metà del IV sec. si ha la ristrutturazione monumentale, significativamente contemporanea all'ampliamento del complesso delle XIII Are. Il vecchio tumulo viene sventrato con un taglio che raggiunge il centro e tocca la sepoltura antica, viene edificata una cella quadrangolare chiusa da una porta a finto battente di tufo.

Due muri di tufo saldano la cella con l'anello esterno del tumulo, lo spazio tra le due ante è pavimentato con schegge di tufo (la finta porta è stata trovata abbattuta su questo piano). Il tipo di ceramica rinvenuta all'interno della cella (vasi di dedica) fornisce la data di costruzione del complesso(seconda metà IV sec.- Figg.15,16, 17).

presso il Museo delle Navi di Nemi è possibile vedere un plastico riproducente l'heroon di Enea con tutti i corredi rinvenuti durante la campagna di scavi
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alcuni degli oggetti rinvenuti presso la tomba

Fig. 17

Si tratta evidentemente di un monumento non comune che da un punto di vista strettamente archeologico può essere classificato tra le finte tombe erette in onore di un eroe, spesso un "fondatore".

Fin qui i dati archeologici, le fonti antiche?

Scrive in età augustea Dionigi di Alicarnasso ( I, 64, 4-5) che dopo la battaglia tra Latini e Rutuli presso il "Numico " non essendo visibile in alcun luogo il corpo di Enea, alcuni ne dedussero che fosse stato trasportato tra gli dei, altri che fosse perito nel fiume, presso il quale avvenne la battaglia. E i Latini gli costruiscono un heroon fregiato di questa iscrizione:

del dio padre indigete che guida la corrente del fiume Numico.

C'è però chi afferma che fu costruito da Enea in onore di Anchise, deceduto l'anno prima di questa guerra. Consiste in un tumulo non grande ed intorno ad esso alberi allineati degni di essere visti.

La concordanza è impressionante. L'ipotesi che il tumulo sia il monumento descritto da Dionigi, che come la critica moderna ammette, ebbe conoscenza diretta del territorio lavinate, appare assai plausibile.